L’alto mare è come uno Stato fallito

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L'indro, Italy

La salute dell'oceano è in declino e un pacchetto di misure integrate per salvarla dovrà essere applicato con urgenza nel corso dei prossimi cinque anni; lo dicono i risultati della Global Ocean Commission, organismo indipendente formato da ex capi di Stato, di Governo, Ministri e imprenditori di primo livello.

«L'oceano fornisce il 50% del nostro ossigeno e fissa il 25% delle emissioni globali di carbonio. La nostra catena alimentare inizia proprio immersa in questo 70% liquido del nostro pianeta», ha detto Jose Maria Figueres, Co-presidente della Commissione ed ex Presidente della Costa Rica.
Sostenendo che un oceano sano è indispensabile al nostro benessere, José ha detto, «Abbiamo bisogno di invertire il degrado! A meno che non riusciamo a invertire la tendenza del declino entro cinque anni, la comunità internazionale dovrebbe prendere in considerazione l’idea di trasformare la fascia di alto mare in una zona protetta fino al ripristino delle condizioni ottimali».

Notando che «la mancanza di una governance adeguata» per l’alto mare è una questione fondamentale, la Commissione ha chiesto di negoziare un nuovo accordo nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), per rendere prioritaria la salute dell'oceano e la sua resilienza, per ripristinare la produttività dell’oceano, proteggerlo da uno sfruttamento irresponsabile, inefficiente e avido, e permettere la creazione di aree protette in alto mare. Tale accordo dovrebbe estendere la governance al 64% del mare al di fuori delle giurisdizioni nazionali, e la cui tutela è considerata essenziale per la salute globale dell'oceano.

Mentre risulta ormai chiaro che «l'attuale mancanza di una governance dell’alto mare, insieme con la sua invisibilità del tema nel dibattito politico, si traduce in una cattiva gestione delle risorse, in una perdita di ricavi e in una forma di ingiustizia globale», la Commissione dice che «i preziosi servizi garantiti dall’alto mare, come il 'sequestro' del carbonio, che vale tra 74 e 222 miliardi di dollari ogni anno, sono in pericolo».

«Senza una governance adeguata, una minoranza continuerà ad abusare della libertà dei mari e a saccheggiare le ricchezze che si trovano sotto le onde, prendendosene più che una parte equa a scapito di tutti noi, soprattutto dei più poveri» ha detto Trevor Manuel, Co-presidente della Commissione ed ex Ministro  del Sud Africa. «Ci vogliono una volontà politica e una guida coraggiosa, i costi dell'inazione sono chiari», ha aggiunto Trevor.

Con un report, la Commissione ha chiesto il blocco immediato e la cancellazione dei sussidi governativi per la pesca d'altura, effettuata da appena dieci nazioni. «Circa il 60% di tali sovvenzioni incoraggiano le pratiche non sostenibili, e in loro mancanza la pesca in alto mare non sarebbe finanziariamente sostenibile», ha detto.

«L'alto mare è come uno Stato fallito. Il malgoverno, l'assenza di polizia e di misure di gestione significano semplicemente che le sue preziose risorse non sono protette o vanno sprecate»,  ha detto David Miliband, co-presidente della Commissione ed ex Ministro degli Esteri del Regno Unito, aggiungendo che «L'alto mare appartiene a tutti noi. Sappiamo cosa va fatto, ma non possiamo farlo da soli. Dobbiamo darci la priorità di una missione congiunta».

La Commissione chiede anche di monitorare obbligatoriamente tutte le navi che pescano nelle acque d'altura, il divieto che il pesce venga trasbordato in mare, misure per porre fine all'inquinamento dovuto alla plastica e norme vincolanti per la regolamentazione e il controllo delle attività di ricerca e sfruttamento di petrolio e gas.

La mancata adozione di responsabilità collettive per la salute dell'oceano entro cinque anni dovrebbe far scattare l’ipotesi che la comunità internazionale possa scegliere di creare in alto mare una zona di fermo biologico, ha detto la Commissione, aggiungendo che questo significherebbe evitare la pesca industriale nelle zone d'alto mare per ricostituire il pesce in branchi, attività in cui le organizzazioni regionali di gestione della pesca non si dimostrano efficaci.

Le proposte di intervento hanno finora ricevuto una risposta molto positiva da parte dei principali attori in gioco, con interessi pubblici, privati e no-profit legati all’oceano; tra di loro, il Principe Alberto II di MonacoMETRO GROUP (una delle più grandi e importanti aziende internazionali di commercio al dettaglio), l’intergovernativa Commissione Oceanografica dell'Unesco, la fondazione Environmental Justice FoundationAfrica Progress Panel, l’Ocean Friendly Design ForumGulbenkian FoundationWallenius Wilhelmsen Logistics e la International Chamber of Shipping, tra gli altri, come riferisce la Commissione.

Apprezzando il ruolo della Global Ocean Commission for protection of seas, il Principe Alberto II di Monaco ha detto: «Preservare l'ambiente, in particolare l'ambiente marino, non è più una questione di interesse limitato di un paio di attivisti. Ora è uno dei temi chiave del 21° secolo, non solo da un punto di vista economico, ma anche per quanto riguarda gli aspetti sanitari e strategici. Come tale, essa merita tutta la nostra attenzione, tutta la nostra energia e tutti i nostri sforzi».

A sostegno dell’appello della Global Ocean Commission volto ad arrestare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, e delle misure proposte per migliorare la gestione della pesca, Jürgen Matern, vice-presidente e responsabile del settore Corporate Sustainability and Regulatory Affairs di METRO AG, ha detto che «la pesca illegale, non registrata e non regolamentata mina la ricostituzione dei branchi e minaccia la sicurezza alimentare e la nostra prosperità. Dobbiamo lavorare insieme per ristabilire la salute dell'oceano».

«Per avere davvero successo, le leggi sull’oceano dovrebbero essere globali, in modo da riflettere la natura senza confini dell'oceano stesso. Inoltre, la loro applicazione è fondamentale. Non importa quanto rigorose siano le norme, se non vengono applicate o non possono esserlo, non avranno l'effetto desiderato», ha detto Christopher J. Connor, Presidente e CEO di Wallenius Wilhelmsen Logistics.

Lodando l'iniziativa della Global Ocean Commission, che riunisce una coalizione forte incentrata sulla questione cruciale del futuro degli oceani del mondo, Chris McLaughlin, Senior Vice Presidente di Inmarsat, ha detto, «La storia della rivoluzione delle nuove tecnologie in mare è in larga misura un sinonimo del nostro nome - siamo ben posizionati per offrire competenze atte a garantire che i potenziali benefici della sostenibilità si realizzino a beneficio dei cittadini, così come dell'intero settore marittimo».